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Sblocca cantieri: De Poli il non fare costa 530 miliardi in 17 anni.

Si è svolto oggi, al Senato della Repubblica, (Sala Nassirya), la conferenza dal titolo ‘Le nuove sfide dell’ingegneria: dalla riforma del codice degli appalti alla cybersecurity’. Nel corso dell’incontro, dopo i saluti istituzionali del Questore Antonio De Poli, sono intervenuti, fra gli altri, il senatore Massimo Mallegni (Commissione lavori pubblici, comunicazioni – Senato); Massimo Coccato (Pres. Ordine ingegneri Padova); Pasqualino Boschetto (presidente Federazione Ordine ingegneri Veneto); Lucio Lacerenza (esperto in appalti pubblici) e Gianpaolo Araco (capo ufficio organizzazione

Antonio De Poli, Senatore Questore

Strategie dell’informatica del Senato) . “Ciò che serve, a mio avviso, è una profonda rivisitazione del Codice degli Appalti. A dichiararlo il Senatore Questore De Poli durante l’incontro.  La deroga per due anni é un fattore positivo, ma servono regole certe e stabili. Bisogna ridare centralità alla qualità della progettazione”.  “Necessario programmare le opere, velocizzare le procedure”, ha aggiunto De Poli lanciando una proposta al tavolo dei relatori. “Aboliamo la Centrale per la programmazione delle opere pubbliche – ha detto De Poli -. Trasformiamola in un’Agenzia unica di programmazione, con l’obiettivo di semplificare, sburocratizzare, facilitare gli iter dei cantieri per sbloccare appunto le opere”. Infatti come ha riportato De Poli, il non-fare ha un costo in termini di mancata crescita e di mancata competitività che, secondo l’Osservatorio Agici di Finanza d’impresa, ammonta a 530 miliardi dal 2018 al 2035”. Per esempio, il mancato completamento delle linee ferroviarie ad Alta Velocità e il mancato completamento delle linee esistenti costerebbe all’Italia 96 miliardi”. Tra l’altro, secondo il rapporto Anas ci sono 202 cantieri bloccati in tutto il Paese. “La realizzazione di un’opera medio-grande, in Italia, richiede in media 15 anni e 8 mesi. Troppo tempo, dunque. Bisogna sbloccare i cantieri – ha concluso De Poli – per ridare fiato alla nostra economia, alle nostre imprese, per creare lavoro”.

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