venerdì, Ottobre 9, 2026
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Produzione industriale, timida ripresa a febbraio. Ma il sistema resta diviso tra segnali positivi e fragilità strutturali

A febbraio 2026 l’industria italiana mostra un lieve segnale di recupero, ma il quadro complessivo resta incerto. Secondo le stime diffuse da Istat, l’indice destagionalizzato della produzione industriale registra un incremento dello 0,1% rispetto a gennaio, confermando una dinamica sostanzialmente piatta.

Il dato mensile, letto in prospettiva trimestrale, evidenzia tuttavia una contrazione: nel periodo dicembre-febbraio la produzione segna un calo dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti, segnale di una fase ancora fragile per il comparto manifatturiero.

La dinamica interna appare disomogenea. Su base mensile crescono i beni strumentali (+1,1%) e, in misura più contenuta, i beni intermedi (+0,2%), mentre arretrano i beni di consumo (-0,4%) e soprattutto il comparto energetico (-4,8%), che continua a riflettere volatilità e fattori esogeni.

Su base annua, al netto degli effetti di calendario, la produzione industriale segna un incremento dello 0,5%, sostenuto in particolare dalla buona performance dei beni strumentali (+4,4%), indicatore spesso anticipatore degli investimenti produttivi. Più contenuta la crescita dei beni intermedi (+0,1%), mentre restano in territorio negativo i beni di consumo e l’energia (entrambi in calo del 2,1%).

L’analisi settoriale restituisce un’immagine ancora più articolata. A trainare la crescita sono comparti ad alto valore aggiunto e vocazione industriale: la produzione di mezzi di trasporto registra un balzo del 10%, seguita dall’elettronica e ottica (+7,8%) e dalla meccanica (+5,2%). Segnali che confermano la resilienza delle filiere più innovative e orientate all’export.

Sul fronte opposto, persistono difficoltà in settori tradizionali e più esposti ai costi energetici: la chimica arretra del 6,8%, i prodotti petroliferi raffinati del 6,4%, mentre altre attività manifatturiere legate alla manutenzione e installazione registrano un calo del 5,8%.

Parallelamente, il quadro finanziario mostra una stabilizzazione dei tassi. A febbraio, il costo medio dei mutui per l’acquisto di abitazioni si attesta al 3,87%, invariato rispetto al mese precedente, mentre si riduce la quota di finanziamenti a tasso variabile a breve termine. Il credito al consumo registra un lieve calo, con un Taeg al 10,25%.

Per le imprese, il costo del credito evidenzia un allentamento: i tassi sui nuovi prestiti alle società non finanziarie scendono al 3,33%, con una differenziazione significativa tra finanziamenti di piccola entità (4,08% sotto il milione di euro) e quelli di importo superiore (2,83%). I rendimenti sui depositi restano invariati allo 0,64%, confermando un contesto di remunerazione contenuta della liquidità.

Il dato di febbraio racconta un’industria italiana che prova a stabilizzarsi, ma senza ancora esprimere una traiettoria di crescita solida. La lieve ripresa mensile non basta a compensare la debolezza del trimestre, mentre la divergenza tra settori evidenzia un sistema produttivo a doppia velocità.

Da un lato, le filiere più innovative e capital intensive dimostrano capacità di tenuta e sviluppo. Dall’altro, i comparti più tradizionali continuano a soffrire, stretti tra costi, domanda incerta e transizione energetica. Il vero nodo resta la qualità della crescita. Non quanto si produce, ma dove e come si produce.Perché in un contesto globale sempre più competitivo, la differenza non sarà fatta dalla quantità. Ma dalla capacità di concentrare valore.

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