venerdì, Ottobre 9, 2026
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Premio Maestro del Made in Italy, il valore della trasmissione come leva strategica del futuro

Nel tempo delle transizioni industriali, delle sfide globali e della competizione sui talenti, il “Premio Maestro del Made in Italy”, svoltosi a Roma e promosso dalla Fondazione Imprese e Competenze per il Made in Italy, con il supporto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e del Ministero dell’Istruzione e del Merito, ha acceso i riflettori su un tema spesso evocato ma raramente posto al centro del dibattito economico: la trasmissione del saper fare come infrastruttura strategica del Paese. Fondazione Imprese e Competenze per il Made in Italy Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Lasciare un segno duraturo.Trasmettere conoscenze.Ispirare nuove generazioni.Ma soprattutto costruire un ponte solido tra l’esperienza maturata e le sfide del futuro.È questa la visione che ha animato la prima edizione del Premio, che ha riconosciuto 19 imprenditrici e imprenditori capaci di incarnare il volto più autentico del Made in Italy: non soltanto creatori di impresa, ma custodi di competenze, interpreti di tradizioni produttive e generatori di futuro.A sottolinearlo è stato il presidente della Fondazione, Giovanni Brugnoli, che ha definito i premiati «protagonisti di un percorso che unisce tradizione e innovazione», evidenziando come il riconoscimento non celebri soltanto risultati acquisiti, ma una visione imprenditoriale fondata su responsabilità, creatività e capacità di formare nuove competenze.Un messaggio che assume un valore ancora più rilevante in un Paese che ha costruito la propria forza competitiva sulla manifattura di qualità e che oggi supera i 600 miliardi di euro di export, confermando il Made in Italy come uno degli asset strategici dell’economia nazionale.La cerimonia romana ha voluto riconoscere donne e uomini che innovano senza recidere il legame con le proprie radici.Dall’agroalimentare alla moda, dal design alla manifattura avanzata, i Maestri premiati raccontano un modello produttivo peculiare: imprese spesso nate nei territori, cresciute attraverso le generazioni e capaci di trasformare cultura materiale in competitività globale.Lo ha ribadito anche il ministro Adolfo Urso, definendo i Maestri “custodi di competenze e protagonisti di una tradizione in continuo rinnovamento”, sottolineando come il premio renda omaggio a percorsi esemplari che esprimono il meglio della capacità produttiva italiana.Ed è proprio qui il cuore dell’iniziativa.Riconoscere che il valore del Made in Italy non risiede soltanto nel prodotto finito, ma nei processi, nei mestieri, nelle conoscenze che lo rendono possibile.

Tradizione e innovazione non sono opposti

C’è una lezione profonda che emerge da questa prima edizione.Che tradizione e innovazione non sono alternative.Sono alleate.L’Italia, spesso raccontata come patria del patrimonio e della memoria, ha saputo dimostrare che il sapere tramandato può essere motore di innovazione. Anzi, in molti casi ne è la premessa.Dietro il successo internazionale delle filiere italiane ci sono famiglie imprenditoriali, laboratori, distretti, artigiani evoluti che hanno saputo innovare restando radicati.È questo il modello che il Premio ha voluto rendere visibile.Un modello che non riguarda il passato.Riguarda il futuro.

Il valore più importante celebrato a Roma non è stato il merito individuale.È stata la continuità.Perché in un’economia attraversata dall’accelerazione tecnologica, la vera sfida non è soltanto innovare.È tramandare innovando.I Maestri del Made in Italy insegnano esattamente questo: che la competitività si costruisce quando il sapere diventa eredità viva, quando l’esperienza genera nuove competenze e quando il talento individuale si trasforma in patrimonio collettivo.Ed è qui che il premio assume una valenza strategica.Perché riconoscere i Maestri significa riconoscere che il Made in Italy non è soltanto un marchio.È una scuola.Un metodo.Una visione di Paese.E forse oggi, più che mai, l’Italia ha bisogno proprio di questo: non solo celebrare le proprie eccellenze, ma farne modello per il futuro.

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