Agroalimentare

SIAMO IMPRESA AGRICOLTURA: NESSUN MADE IN ITALY NELLA CESSIONE DELLA LURISIA A COCA COLA

Eataly ha ceduto le storiche acque minerali e il chinotto piemontesi alla multinazionale per eccellenza, cioé la Coca Cola, un’operazione da 88 milioni di euro. Eataly che deteneva la proprietà delle acque Lurisia e del Chinotto di Savona, dopo aver realizzato il rilancio dello storico marchio piemontese, ha ceduto probabilmente uno dei rami più importanti e strategici dell’azienda. Una scelta, quella di Oscar Farinetti, ‘scellerata’ ed incoerente secondo Siamo Impresa Agricoltura che crede fermamente nell’importanza del Made in Italy e promuove le eccellenze che contraddistinguono il nostro Paese.La notizia non poteva che far scalpore, se si pensa che nei punti vendita Eataly fondata da Farinetti e da lui controllata per il 40 per cento, da sempre non si vende Coca-Cola in nome dell’italianità. Inutile, dice stizzito Domenico Cosentino, Presidente di Siamo Impresa Agricoltura, ora celarsi dietro un nuovo significato di Made in Italy che avrebbe addirittura spinto l’imprenditore all’azione per il bene dell’Italia. Fa sorridere sinceramente, perché poco credibile nei contenuti, continua Cosentino, un Farinetti che si giustifica dalle critiche dicendo: “Non ho venduto l’anima al diavolo. La cessione della Lurisia a Coca-Cola è un’ottima notizia per l’Italia. Le multinazionali non vanno demonizzate e bisogna lavorare con loro perché si comportino meglio”.Per Siamo impresa Agricoltura questa operazione nulla centra con ‘l’esportare le eccellenze nel mondo’, anzi, in verità, pare una presa in giro nei confronti di chi in quell’italianità ci crede e si spende affinché le nostre peculiarità restino a marchio italiano. Domenico Cosentino, così come ha già fatto Carlo Petrini, capo di Slow Food, ci tiene a prendere le distanze dall’operazione di cessione e di acquisizione da parte della Cola Cola, non crediamo, dice il Presidente di Siamo Impresa Agricoltura “nella favola della non delocalizzazione e nella salvaguardia dello stile e delle radici tricolori del marchio” Poi conclude: “Quel che oggi vediamo oggettivamente é una scelta personale, legittima, e certamente redditizia per Farinetti, che é pur sempre un imprenditore e fa giustamente i suoi interessi, ma che non può passare assolutamente per la promozione oltreoceano del Made in Italy”.

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