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PENTOLONE MEDIORENTALE RIBOLLENTE.TROPPI CONTI OCCIDENTALI SBAGLIATI

Di Piero Orteca Torna a ribollire il pentolone mediorientale. Lancio di razzi e bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza. Il dopo Netanyahu, questione palestinese, e l’iraq che non vuole più americani in casa, mentre generale iraniano Soleimani si occuperà delle rivolte, e l’ayatollah Khamenei rifiuta qualsiasi dialogo con gli Stati Uniti.

Israele
ANSA – Dopo un periodo di relativa calma, una pioggia di razzi lanciati da Gaza è tornata a due riprese a colpire il sud di Israele Nella risposta dell’esercito israeliano contro postazioni di Hamas in tutta la Striscia, un palestinese – secondo fonti mediche di Gaza – è stato ucciso e altri due feriti.

Iraq
ANSA – Un manifestante iracheno è stato ucciso e altri dieci feriti a Baghdad, nelle proteste anti-governative in corso da un mese. Secondo le fonti nelle ultime 72 ore sono rimasti uccisi 9 manifestanti. Dal 1 ottobre sono più di 250 i civili uccisi dalla repressione delle proteste.

Siria
ANSA – E’ di almeno 13 morti e 30 feriti il bilancio dell’esplosione di un’autobomba a Tal Abyad, località strategica al confine tra Siria e Turchia passata sotto il controllo di Ankara. Lo riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Tra le vittime ci sarebbero civili e miliziani filo-turchi.

Iran
ANSA – “Sbagliato pensare che avere un dialogo con gli Usa possa eliminare i problemi del Paese”, “Gli Stati Uniti da anni insistono per avere negoziati, ma l’Iran li respinge. Nel mondo c’è chi non si piega alla dittatura americana”: la Guida suprema, Ali Khamenei agli studenti a Teheran.

Il vuoto politico del caos Trump

La macro-crisi mediorientale ormai riserva una sorpresa al giorno. E questa è una brutta notizia per la diplomazia, perché la fluidità della situazione sul campo e l’estrema confusione che regna nelle Cancellerie contribuiscono a uno stato di squilibrio permanente. Questo significa che può succedere di tutto, da un giorno all’altro. La prima “sorpresa” (ma fino a un certo punto) è arrivata l’altro ieri, col rinfocolarsi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. La guida suprema di Teheran, l’Ayatollah Khameney, ha detto che il dialogo con gli Stati Uniti è “inutile”. E la ricaduta di queste parole si è fatta subito sentire in Irak, con la presa di posizione del generale Soleimani.

Iraq, arriva (e comanda) Soleimani

Mentre, nella Striscia di Gaza, dopo il lancio di razzi da parte di Hamas l’aviazione israeliana ha colpito duro, dall’altro lato, il generale Hossein Soleimani, comandante in capo delle Guardie rivoluzionarie iraniane nell’area che va dalla Siria all’Irak, si è presentato a una conferenza stampa del governo di Baghdad, convocata per fare il punto sulle rivolte che stanno insanguinando il Paese che fu di Saddam Hussein. Nota non di poco conto, Soleimani si è seduto a capotavola e ha distribuito bacchettate a destra e a manca, tanto per fare capire chi comanda nelle aree sciite dell’Irak.

Dopo al Baghdadi, amici e nemici

Il plenipotenziario degli ayatollah è stato corto e netto e ha annunciato che la politica dell’ordine pubblico, per fronteggiare le ribellioni assortite, da ora in poi sarà presa in carico dall’Iran. La dichiarazione di Soleimani è un vero e proprio messaggio di sguincio, lanciato a Trump. E significa: stai attento a come ti muovi, perché in Irak e in Siria ci siamo anche noi e la partita con l’Isis ancora non è chiusa. Tutto questo mentre l’ex Isis confermava sia la morte del califfo al Baghdadi, sia quella del suo portavoce, Abu Hassan al-Muhajir. Sulla testa di al Baghdadi pendeva una taglia di 25 milioni di dollari. Qualcuno se lo è venduto ed è passato poi all’incasso.

Califfo Abu Hamza al Qurashi

“Radio-califfato” ha annunciato al mondo che il nuovo capo dell’Isis è Abu Hamza al Qurashi, invitando tutti i musulmani a giurargli fedeltà eterna. E lo speaker islamico ha annunciato che la guerra continua. Agli americani ha raccomandato di non gioire, perché torneranno tempi tristi per loro. E anche, è sottinteso, per l’Europa. Al Qurashi è una new entry. Praticamente parliamo di uno sconosciuto. Il suo nome dovrebbe essere un appellativo di battaglia. L’Isis non ha rilasciato ulteriori note biografiche, ma l’appellativo di “al Qurashi” sottintende una sua presunta discendenza diretta dalla tribù del Profeta Maometto.

America, hai poco da gioire

Il nuovo capo dello Stato Islamico è un veterano della guerriglia contro gli Stati Uniti. Un recente rapporto sul tavolo della Casa Bianca, chiarisce che ancora, tra Iran e Siria sono in campo tra 14 e 18 mila combattenti dell’Isis. Inclusi 3000 “foreign fighters” che potrebbero tornare in qualsiasi momento nei luoghi di provenienza, Europa compresa. A seminare bombe. Secondo “Radio-califfo”, i giorni del terrore vissuti dagli infedeli al tempo di al Baghdadi, “sono niente” in confronto a quello che aspetta gli americani e gli occidentali da ora in poi. Quelli, erano giorni “dolci ”. In futuro, invece, il mondo assisterà a eventi inenarrabili. Insomma, con la morte di al Baghdadi non cambia niente.

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