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CORONAVIRUS NON FERMA I DAZI

Di Pietro Orteca Nonostante la crisi coronavirus abbia messo in ginocchio il comparto aereo, Washington fa partire le misure sul consorzio europeo Airbus. Trump chiama il coronavirus un ‘virus straniero’ e sospende i voli dall’Europa, senza consultarsi con Bruxelles. Segno dei tempi e della crisi del multilateralismo

Politica a volo radente

Compagnie aeree nel mondo a rischio chiusura. Non si vola e il mercato aeronautico guarda a un incerto futuro con ansia. Coronavirus e ora, l’amministrane Usa che proprio ieri ha deciso 7.5 miliardi di dollari in nuovi dazi all’Europa per punirla degli aiuti di Stato ai consorzio Airbus a danno della sua Boeing. Tempismo perfetto! «L’evoluzione del Covid-19 a pandemia globale e il suo impatto sull’industria aeronautica rafforza il bisogno di mettere da parte questa vecchia diatriba per trovare una soluzione sostenibile per l’intero settore», prova a perorare il portavoce dell’azienda europea, Clay McConnell.

Decisionismo autolesionista

Una lunga negoziazione per un accordo, segnala Matteo Meloni su EastWest. «Ma l’accordo non è arrivato, con le diplomazie ora intente a fronteggiare il coronavirus, nemico comune a tutti». Dazi contro, effetti andata e ritorno. «Mentre, da quanto si apprende, l’aumento delle tariffe impatterebbe principalmente proprio sui vettori statunitensi e sui viaggiatori. Delta, American Airlines, Bluejet Airways e le low cost JetBlue e Spirit hanno subito avvertito il Governo Usa che l’aumento delle tariffe avrebbe colpito il settore aereo degli Stati Uniti. Il messaggio, infatti, è chiaro: con i dazi, i costi aumenteranno per tutti».

Coronavirus e recessione geopolitica

« Trump sospende i voli dall’Europa, senza prima consultarsi con Bruxelles. È un segno dei tempi e della crisi del multilateralismo», aggiunge Marco Dell’Aguzzo, sempre EastWest. Trump che insiste con i muri. Contro il ‘Virus cinese’ facendo infuriare Pechino, e ancora il muro al confine con il Messico. «Giovedì scorso ha invece annunciato la sospensione dei voli dall’Europa (Regno Unito escluso), senza averne discusso con gli alleati nel Vecchio Continente». Bruxelles ha risposto duramente, provando a spiegare al sempre meno alleato che «Una crisi globale richiede cooperazione piuttosto che azioni unilaterali».

Unilateralismo ‘trumpiano’

«L’unilateralismo è un tratto tipico dell’amministrazione Trump. Di più: è un simbolo sia della fine dell’ordine mondiale a guida americana, sia di una più profonda crisi del multilateralismo». Le grandi organizzazioni nate dopo la fine della Seconda guerra mondiale principalmente su spinta occidentale , come il Fondo monetario internazionale e il G7, «hanno perso rilevanza ed efficacia». Vecchi equilibro troppo ‘americani’, che non rispecchiano più gli attuali equilòibri. «Pensiamo alla Cina, oggi la seconda potenza economica, che vuole creare proprie alternative alla Banca mondiale o all’Organizzazione mondiale della sanità».

«Prendendo in prestito le parole dell’analista Ian Bremmer, «Stiamo vivendo una fase di recessione geopolitica», denuncia l’analista Ian Bremmer. Recessione geopolitica e – aggiungiamo noi pensando all’amministrazione Usa – recessione di classe politica. Remocontro 

 

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