Nel panorama delle eccellenze agroalimentari italiane, i formaggi si confermano la colonna portante della Dop Economy, con un valore alla produzione che tocca i 5,5 miliardi di euro. A certificarlo è l’analisi Coldiretti su base dati Ismea.
In cima alla classifica per valore ci sono nomi noti e amati in tutto il mondo: Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Mozzarella di Bufala Campana, Pecorino Romano e Gorgonzola. Questi prodotti non solo definiscono l’identità gastronomica italiana, ma trainano anche l’economia dei territori d’origine, con benefici occupazionali e culturali profondi.
L’Italia, però, non è solo formaggio. I numeri dell’export agroalimentare del primo bimestre 2025 raccontano di un sistema solido e in crescita, con vendite estere pari a 11,56 miliardi di euro, in aumento del 5,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A trainare l’export, accanto ai formaggi, ci sono frutta (+15,6%), carni (+10%), derivati del latte (+13,9%), vino (+3,7%) e prodotti trasformati.
Il dato più eclatante arriva dai “prodotti agroalimentari diversi”, che comprendono una vasta gamma di lavorati e che segnano un balzo del +12,5%, superando i 2,3 miliardi di euro di export. In parallelo, cresce però anche l’import (+11,6%), a testimonianza di una competizione globale sempre più intensa.
Export agroalimentare italiano – Gennaio/Febbraio 2025
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Formaggi e derivati del latte: 990.910 (+13,9%)
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Vino e mosti: 1.191.671 (+3,7%)
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Frutta: 972.027 (+15,6%)
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Carni: 793.716 (+10,0%)
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Cereali e derivati: 1.871.144 (+4,1%)
Il quadro che emerge è quello di un sistema agroalimentare in salute, ma che richiede attenzione strategica: se da un lato il mondo ama il nostro cibo e continua a richiederlo, dall’altro la crescita dell’import impone riflessioni sulla sostenibilità delle filiere italiane e sulla protezione delle nostre denominazioni.
Il successo dei nostri prodotti non è solo una questione di gusto, ma di identità. Ogni forma, ogni etichetta, racconta una storia fatta di artigianato, biodiversità e territorio. Ma se vogliamo che il Made in Italy si confermi eccellenza, dobbiamo proteggerlo ogni giorno: dai dazi, dalle imitazioni e da un’eccessiva dipendenza dall’import. L’export è la nostra forza, ma la sovranità alimentare è il futuro.




