venerdì, Luglio 1, 2022
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Economia della ‘scarsità’. Meno vaccini più virus. Meno fertilizzanti e agricoltura, più fame

Di Piero Orteca. Carenza non solo di vaccini per i Paesi poveri. Meno fertilizzanti, meno prodotti agricoli e molto più cari. Raccolti di tre volte inferiore, mentre i prezzi dei prodotti alimentari dovrebbero aumentare nella stessa proporzione.
Comincia a mancare tutto quello che ci vorrebbe per far funzionare, in modo ottimale, il sistema produttivo mondiale. Dalla scarsità di energia, di materie prime e microchip, ora si aggiunge il forte rincaro dei fertilizzanti che potrebbe mettere in crisi l’agricoltura.

Raccolti ridotti di un terzo, prodotti tre volte più cari. Per chi può. Chi non può non mangia.

The shortage economy

Una delle ultime copertine dell’Economist aveva un titolo molto significativo: “The shortage economy”. Cioè, l’Economia della scarsità. Nel senso che, ormai, comincia a mancare tutto quello che ci vorrebbe per far funzionare, in modo ottimale, il sistema produttivo mondiale.

La Pandemia e le fragilità

La pandemia ha sconvolto “cicli” consolidati da decenni, smascherando fragilità che si credevano ormai relegate nei libri di storia economica. I lockdown, le quarantene, le indispensabili restrizioni imposte a interi settori industriali, la crisi delle reti trasportistiche, hanno mandato in tilt il mercato delle materie prime e dei semilavorati. Specie quelli a tecnologia fine e ad alto valore aggiunto, come i microchip, che in alcuni casi sono diventati quasi introvabili. Col risultato di bloccare, sistematicamente, le catene di montaggio automobilistiche in tutto il mondo. Incidendo anche, pesantemente, sulla produzione di beni di consumo durevoli, riguardanti l’elettronica e la telecomunicazioni. E quando un mosaico, come il sistema sociale ed economico planetario, non è incollato per bene, allora tutte le tessere che lo compongono traballano.

Non solo Coronavirus

Certo, il Coronavirus ha avuto un ruolo importante, nel demolire tutte le certezze del mondo finanziario e industriale, che si credevano consolidate. Ma, ai danni del Covid-19, si sono poi sommati quelli derivanti dei giochini dei palazzi della politica (internazionale). In primis, i pastrocchi combinati nel settore dell’energia (gas e petrolio), vero campo (non tanto) neutro, dove regolare i conti di partite strategiche giocate su altri tavoli. Nel ragionamento metteteci pure il carbone, così capirete perché il G20 di Roma, sul clima, abbia fatto un buco nell’acqua, e la COP26 di Glasgow sia stata un mezzo flop.

La catena di Sant’Antonio dei prezzi

Si parlava, all’inizio, di “scarsità”. Beh, oggi quella che sinceramente fa più paura, anche se dalle nostre parti ancora se ne discute poco, è quella dei fertilizzanti, il cui prezzo è salito alle stelle. Per colpa del costo del gas (è una Catena di Sant’Antonio…) che serve a produrli. Strano, vero? Forse ci si sarebbe aspettati di sentire qualcos’altro. Ma, credeteci, il problema è grande quanto l’Everest.

I più poveri tra virus, fame e fuga

Secondo la BBC, che alla crisi ha dedicato un report, i Paesi più poveri del mondo rischiano di morire letteralmente di fame. In queste aree, la quantità dei raccolti potrebbe essere di tre volte inferiore, mentre i prezzi dei prodotti alimentari dovrebbero aumentare nella stessa proporzione. Una tenaglia mortale, insomma, che potrebbe indurre intere popolazioni ad abbandonare i territori che non sono più in grado di sostentarli.

Multinazionali e prezzi

Solo nel 2020, la multinazionale “Yara” ha dovuto aumentare i prezzi dei suoi fertilizzanti del 255%.
Il problema vero è che la carenza di alcuni fattori-chiave per la produzione, sia agricola che industriale, hanno ricadute diverse sulle macro-aree geografiche del pianeta. Se in Europa e nell’America del Nord, tutto questo vuol dire rallentare la ripresa post- pandemia, in Africa e in gran parte dell’Asia un tale scenario diventa, semplicemente, questione di vita o di morte.

Multinazionali e fame

C’è una bella differenza, tra una scarsità di generi alimentari che provoca un rialzo dei prezzi e, quindi, dell’inflazione e, invece, una quasi assoluta mancanza di cereali di base, che possiamo senz’altro definire “carestia”. Ecco, questo secondo scenario, è quello che si teme possa verificarsi, nel breve periodo, in molti Paesi a basso reddito pro-capite. Perché, quanto più forti sono i danni collaterali della crisi pandemica, nelle aree del pianeta maggiormente industrializzate, tanto più devastanti saranno gli effetti, economici e soprattutto sociali, nel Sud del Mondo.

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