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E SE ALLA FINE FOSSE KIM A TENERE SULLA CORDA IL TONANTE TRUMP?

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Gli ultimi due missili lanciati da Kim fanno parte della strategia, riveduta e corretta, dei piani nucleari del “Caro leader”, al secolo Kim Jong-Il, padre del sempre più ingombrante Kim attuale, il Jong-un, che mentre stupisce il mondo (altro che Ciccio Kim), affolla le notti insonni di Trump, in cerca del secondo mandato presidenziale. Dunque, le bombe atomiche di allora, non servivano alla Corea del Nord per fare la guerra, ma per accomodarsi a tavola. Nel senso che il ricatto nucleare le dava un potere contrattuale immenso per ottenere risorse e valuta pregiata, in cambio di una molto aleatoria volontà di pace. Che tradotto dal politichese, convertito in gergo camorristico, significa “o tu mi paghi il pizzo o io ti brucio la saracinesca”. Ma nell’ultima versione, la diplomazia di Pyongyang punta soprattutto alla sopravvivenza del regime. Costi quel che costi.

Missili elettorali

Così, un colpo al cerchio e uno alla botte, Kim Jong-Un, con una mano stringe quella del sempre più confuso Presidente americano e con l’altra invece preme bottoni e bottoncini in grado di sparare un assortimento di missili buono per tutte le stagioni. Breve, media, e lunga gittata, capaci di volare alternativamente sopra le teste dei sudcoreani e degli atterriti vicini nipponici o di arrivare in un non meglio precisato futur, ma sempre più prossimo, dalle parti di Malibù, spiaggia alla moda della California. Quindi, stiamo freschi. Chi si aspettava un improvviso attacco di istinti pacifisti e di dolci peana di volemose bene da parte di Kim, è stato servito di barba e capelli. L’altro giorno, tanto per mettere le cose in chiaro, il bizzoso ma scafato dittatore nordcoreano ha fatto sparare due missili ‘aperitivo’, per fare capire che i suoi cocktail possono arrivare in qualsiasi ora della giornata.

Esercitazioni Usa-Seul

Voleva mettere in chiaro una cosa: che gli americani e i sudcoreani non si creino illusioni e non facciano esercitazioni che gli stanno sullo stomaco. Perché lui è in grado, in qualsiasi momento, non solo di sparare tutti i fuochi d’artificio di Piedigrotta, ma anche, e questo è il punto chiave della situazione, di fare perdere le prossime elezioni presidenziali al suo “compare d’anello” (si fa per dire) Donald Trump. Al quale, quindi, conviene abbozzare e fare finta di niente, perché un razzo in più o uno in meno non cambiano gli scenari. Che restano, per così dire, “bollenti”. E di tutto ha bisogno la Casa Bianca, in questo momento, meno che di essere rosolata a fuoco lento sulla brace accesa e sapientemente rimescolata da Kim. Che sta battendo il ferro finché è caldo. È questo il momento di picchiare il martello sull’incudine, e di fare sganciare a Trump tutti i dobloni di cui la Corea del Nord ha bisogno.

Piccoli missili grande avvertimento

L’utilizzo di missili a corta gittata una sorta di avvertimento lanciato non tanto a Trump, quanto piuttosto ai suoi attuali adviser, a cominciare da John Bolton e dal Segretario di Stato Mike Pompeo. Kim è rimasto chiaramente irritato dallo svolgimento delle esercitazioni di Corea del Sud e Stati Uniti, specie dopo il simbolico incontro del mese scorso in cui il Presidente americano ha varcato, anche se per pochi metri, il confine con la Corea del Nord. Immagini satellitari mostrano che attorno ai siti nucleari di vecchia data si notano movimenti e attività che lasciano pensare come Kim insista nel suo progetto atomico nonostante gli impegni presi. Vecchia abitudine della dinastia nordcoreana quella di predicare bene e razzolare male. Ora che le elezioni per il rinnovo del mandato presidenziale si avvicinano, Kim ha capito di avere il coltello dalla parte del manico. Prossimi giri di valzer assicurati.

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