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WALL STREET JOURNAL: DOCUMENTI SUL PASTICCIO AFGHANO DELLE AGENZIE DI INTELLIGENCE USA

Di Piero Orteca. Il facile pessimismo di qualsiasi occidentale non orbo e sordo in uscita dall’Afghanistan. Bastava guardarsi attorno. Ma le tante/troppe agenzie di spionaggio Usa (16 per l’esattezza), e le quattro sul campo, litigavano sui tempi del prevedibile tracollo, non fornendo quindi informazioni certe e decisive.

Più spionaggio e che intelligenza

I Servizi di intelligence americani, in Afghanistan, non ci hanno fatto una gran figura. E questo lo si sapeva. Meno conosciuti sono i motivi reali di un simile “flop”, che ha praticamente obbligato il contingente Usa e gli alleati a una ritirata poco “strategica”. Che, invece, è stata una fuga affannosa e disordinata, con soldati e funzionari che scappavano in mondovisione. Ora, il Wall Street Journal è riuscito a mettere le mani su una serie di rapporti “classificati”, che spiegano particolari sorprendenti.

Quattro agenzia e litigare sul quando

Innanzitutto, ben quattro agenzie, incaricate di monitorare la situazione sul campo, avevano pronosticato una sicura avanzata militare dei talebani. Anche se differivano le valutazioni sui tempi che i “pashtun” avrebbero impiegato per prendere il potere. Tutte, comunque, concordavano sull’incapacità dell’esercito governativo di resistere all’offensiva delle milizie islamiche. Una cosa però è sicura: nessuno pensava, nemmeno lontanamente, che Kabul potesse cadere in un paio di giorni.

Gli errori più clamorosi: Cia 1 o 2 anni

Per dare un’idea degli errori di valutazione fatti, ad esempio, dalla CIA, il Wall Street Journal cita un rapporto del 17 maggio scorso, nel quale si avvisava la Casa Bianca che il governo del Presidente Ashraf Ghani sarebbe stato in grado di resistere fino alla fine dell’anno. A distanza di poco tempo, però, l’agenzia diffondeva un altro report, che in qualche modo smentiva il primo, nel quale si sosteneva, letteralmente, che: “In Afghanistan, occorre valutare le prospettive di una completa acquisizione talebana entro due anni”.

La Dia scommetteva su Ghani

Dal canto suo, la DIA (Defense Intelligence Agency) dopo una prima analisi del 4 giugno, nella quale rilevava “la concentrazione degli assalti talebani nelle aree rurali”, dichiarava il 7 luglio, in un “memorandum esecutivo”, che il governo di Ghani “sarebbe stato in grado di tenere Kabul”. La verità è che, secondo il prestigioso quotidiano finanziario Usa, le agenzie di intelligence hanno cominciato a sgarrare già al tempo di Trump e hanno, poi, proseguito con Biden. Non riuscendo a fornire informazioni affidabili, per chiudere dignitosamente una guerra costata agli Stati Uniti migliaia di morti e almeno 2 trilioni di dollari.

Due giornalisti severi

Vivian Salama e Warren P. Strobel, i due giornalisti autori dell’inchiesta del WSJ, sottolineano che sono stati presi in esame anche i report del Direttorato Nazionale per l’intelligence e quelli dell’agenzia che lavora per il Dipartimento di Stato. I responsabili di questi organismi si sono rifiutati di commentare le notizie pubblicate in anteprima dal “Journal”. Un alto funzionario della Casa Bianca, che ha voluto conservare l’anonimato, ha detto che sostanzialmente avevano tutti ragione nel prevedere un drastico deterioramento della situazione. Ma, e qui casca l’asino, offrendo un quadro “misto”. Cioè, troppo variegato per essere affidabile e per sostenere efficacemente le decisioni politiche poi prese. “Non sono mica oracoli”, ha aggiunto.

Non oracoli ma un minimo di attendibilità…

Tuttavia, ad agosto, lo stesso Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Jake Sullivan, parlava di “lavaggio a caldo” del ritiro, nel senso di una “risposta flessibile”. Che però non c’è stata, perché gli eventi sono precipitati troppo velocemente. Il direttore della CIA, William Burns, parlando alla Stanford University, ha dovuto ammettere i limiti “fisiologici”delle agenzie di intelligence. “Ci sono cose che non si possono mai riuscire a prevedere  ha detto – come la fuga del Presidente Ghani da Kabul.”

Le ‘cellula rossa’ della Cia

Comunque sia, il Wall Street Journal riporta anche la marea montante di polemiche, che hanno accompagnato la caotica ritirata americana. Le accuse si sprecano. C’è chi cita rapporti, forse letti superficialmente, come quello del 13 aprile 2020, stilato dalla cosiddetta “cellula rossa” della Cia. Un documento che anticipava, virgola per virgola, il crollo dell’Afghanistan. Così come prevedeva il rapido dilagare dei talebani, lo studio pubblicato dal NIC (National Intelligence Council) del dicembre dello stesso anno.

L’epitaffio dall’ex vice

Ma, forse, il parere più graffiante, che suona anche come un epitaffio, è quello di Michael Morell, ex vicedirettore della CIA. Parlando alla George Mason University, Morell ha detto che i talebani avevano già vinto la guerra in anticipo e senza sparare un solo colpo di fucile. Fin da aprile, quando a Joe Biden era venuta l’infelice idea di fissare una data-limite per la presenza americana a Kabul: l’11 settembre. Da quel momento, in pratica, l’Afghanistan ha avuto un governo di cartone.

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